
| Titolo Originale | L'Humanitè |
| Diretto da | Bruno Dumont |
| Genere | Drammatico |
| Durata | 148 minuti |
| Paese | Francia |
| Lingua | Francese |
| Cast | Emmanuel Schottè, Severine Caneele, Philippe Tullier |
Seconda pellicola di Bruno Dumont, vincitrice del Gran Premio della Giuria presieduta da David Cronenberg e dei premi come miglior attore e miglior attrice al festival di Cannes del 1999. Un ispettore di polizia, rimasto solo al mondo dopo la perdita della moglie e del figlio, indaga sull'omicidio di una bambina di undici anni. Nel frattempo vediamo la sua vita scorrere, tra gli incontri con gli amici Joseph e Domino, della quale è innamorato, e i lavori nel suo orto. Quando le speranze di risolvere il caso sembrano perse, l'assassino confessa.
Il film riprende lo stile e il linguaggio della "La vie de Jesus", ma in modo meno rigoroso. Rimangono i totali dell'ambiente ad amplificare la solitudine del protagonista e il continuo riferimento alla terra che il protagonista lavora, annusa e ci immerge la faccia. Film lento nel ritmo e che prevede lunghi momenti di silenzio e riflessione, lavoro previsto dal regista per aiutare lo spettatore nella sua personale catarsi. La pellicola può essere considerata un secondo viaggio di iniziazione, diverso da quello di Freddy ne "La vie de Jesus": qui si ricerca la verità, intesa in senso collettivo (l'umanità) non in senso individuale.
La pellicola ha diviso la critica tra coloro, come Irene Bignardi, che hanno trovato il lavoro generosamente sopravvalutato dalla giuria e dalle pretese intellettualoidi esagerate, e coloro che hanno apprezzato e accettato il lavoro che si presuppone lo spettatore sia chiamato a svolgere su se stesso nei confronti del tema in questione (il male nel mondo e dentro di sè).
Sicuramente un progetto non facile da sopportare, che richiede calma, pazienza e anche fatica da parte dello spettatore.
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